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Le festività pasquali,oltre a presentare momenti di tristezza per la morte di Gesù, presentavano momenti di gioia per la preparazione dei dolci pasquali, la famosa "cuddura ccu l'ova". La mattina del mercoledì santo era destinata alla preparazione di questo dolce. Si setacciava la farina, s'impastava con le uova, lo zucchero, la "saimi" cioè lo strutto, il latte e l'ammoniaca che fungeva da lievito. Mischiato il tutto si lavorava l'impasto per qualche minuto e poi si lasciava lievitare. Quando la lievitazione era avvenuta all'impasto si dava la forma di un cestino, si deponeva l'uovo sodo già cotto precedentemente e si completava con il manico, intrecciando tre rotolini di pasta ponendoli sopra il cestino già fatto. Quando tutto era pronto si metteva in forno per la cottura, si faceva anche l’agnello pasquale di marzapane e chiodi di garofano recante lo stendardo della resurrezione, i pupi di zucchero e la cassata di ricotta. La cuddura ccu l'ova veniva consumata a mezzogiorno del sabato santo quando si celebrava la Resurrezione di Gesù. Tutti i bambini aspettavano con pazienza il suono delle campane, che annunciavano la Resurrezione, per mangiare questo dolce tipico e andavano in giro per le strade vicine a schiamazzare con latte, coperchi di pentole e campanacci legati insieme per fare rumore, già precedentemente preparate per annunciare con gioia la Resurrezione di Cristo augurando a tutti tanta pace. La domenica di Pasqua protagonisti assoluti delle mense erano l’agnello, il capretto o il montone aggrassato con patate e cipudduzza, una nota curiosa e che le tavole non venivano sparecchiate dopo il pranzo ma ripulite dai resti che venivano bruciati nel fuoco del camino affinché si purificassero. Il lunedì di Pasqua si andava a fare la cosiddetta gita in campagna con gli amici a si mangiavano uova sode e tanti dolci. In seguito con il consumismo incominciarono ad esserci le uova di cioccolato e tra gli innamorati nacque l’usanza del fidanzato di regalare alla sua amata un uovo, con dentro un regalo d’oro che di solito era l’anello di fidanzamento. Tra le varie canzoni e i proverbi in siciliano abbiamo recuperato questi della tradizione che riportiamo qui di seguito:
Lu Giovi Santu, lu Giovi a mattinu la Matri Santa si misi camminu pi strata ci an cuntrau San Giovanni:”Caviti Matri ca iti ciancennu” “Chi ciaiu Fighiu ca vaiu ciancennu ca Fighiu persi e lu vaiu circannu 33 anni pi lu munnu, iu senza aviri nura di cunfortu, tannu ci cridu ca mo fighu è mortu, quannu si dici razioni a l’ortu, oiti ni la casa di Pilato ca da lu truvati incatinatu incatinatu catinato cu ferri e catini e firmate cu 36 chiavi” <!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->Carnalivari ottinni a miniu lassami fari la mo quarantana che veni Pasqua cu lu beni di Dio si mangiunu cassati e maiurana. <!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->A Natali u suli a Pasqua u tuzzuni <!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->Pasqua a Marzata o guerra o mala annata <!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->Quannu Pasqua marzia tuttu u munnu lagrimi.
Scalisi Carla Castro Orazio Fassiolo Valentina Leonardi Alessia Coco Sebastiano Classe I L |