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Spazio studenti: Il Carnevale di una volta
Postato da macherioneil Martedì, 09 febbraio 2010 ore 10:06:20 CET
Articoli degli alunni

Ai quei tempi per il Carnevale non c’erano dei premi e delle gare, ma si usava che nel quartiere dove abitava mia nonna, una delle “cummari” di casa che aveva una camera grande, la “ sbarazzava” di tavoli, sedie e altro e poi bastava una chitarra, un mandolino e un tamburo e tutti i vicini andavano li a ballare. Le coppie erano composte no come ora uomo e donna ma donne e donne, uomini e uomini. L’uomo per poter ballare con la donna doveva essere accompagnato o dalla moglie o da una sorella.

Poi c’era qualcuno che si vestiva con stracci vecchi: un cappotto alla rovescia, un telo in testa, un cappello, un paio di calze messe a guanto e scarponi e, volevano entrare in quella sala, ma prima di mezzanotte qualcuno si doveva levare davanti il viso il velo per riconoscere le persone se no non facevano entrare oppure alcuni venivano accompagnati dalla sorella e dal fratello. Dopo mezzanotte, fino le cinque di mattina, si continuava a ballare, ma quando avevano finito, ritornavano a casa e trovavano la neve perché dove abitava mia nonna, a Castiglione, c’era molto freddo. Più tardi negli anni che passavano incominciavano i veglioni in piazza e si andava e divertirsi, sempre con il velo davanti il viso per non farsi vedere perché si vergognavano. Poi piano piano vennero inventate le maschere e i carri di Carnevale.

                                                                                             Alessia Leonardi

 

All’epoca quando mia nonna aveva 13-14 anni e quindi stiamo parlando dell’anno 59-60,  mi racconta che tutta la gente a partire dal “ giovedì grasso” fino al martedì, vigilia delle “Sacre ceneri” si riuniva nella piazza principale; in questo caso parlo della “Piazza di San Pietro” che si trova a Riposto. Attorno alla piazza c’erano tutte le bancarelle stracolme di coriandoli e stelle filanti ovviamente di carta perché a quei tempi non c’erano di certo le bombolette spray. Un’altra cosa che ricorda mia nonna, e che ogni anno un vecchietto costruiva un cavallo di carta dove gli lasciava un buco e in quel buco gli metteva delle bombette e dopo gli entrava lui e quando toccava con il piede la bomba che faceva rumore, ai bimbi sembrava che faceva gli scoreggi. A mezzanotte del martedì cioè la fine di Carnevale bruciavano quel cavallo e tutti ballavano attorno al falò poi si tornava a casa in silenzio perché iniziava la quaresima…

Valentina Fassiolo

 

Ai tempi di mia nonna il carnevale cominciava con il giovedì grasso. Durante la mattinata per tutta la casa si sentiva il buon profumo emanato dal sugo del falso magro che  faceva da condimento ai "maccaruni"del mezzogiorno.

A pranzo si mangiava la medesima pasta fatta con il "fusiddu",la salsiccia arrostita ed il falso magro tagliato a fettine.

Subito dopo mangiato, la mamma di mia nonna vestiva in maschera lei e sua sorella,nonché mia zia.

Mia nonna si vestiva da cinesina e la zia da fatina. Poi andavano dai parenti per farsi vedere, i quali li portavano in dolceria a comprare i cioccolatini.

Poi si andava in Piazza San Pietro a buttare i coriandoli al suono della banda, i festeggiamenti duravano anche la domenica successiva ed il martedì grasso a mezzanotte del martedì si bruciava il pupazzo che impersonava carnevale con tante collane di salsiccia.

Per me il carnevale è una pioggia di colori che danno allegria al cuore.

Nei piccoli paesi non si vedono più né coriandoli,né maschere, peccato che oggi il carnevale si festeggia solo nei locali e nelle grandi città sarebbe che tornasse la tradizione di una volta.

 

Carla Scalisi

 

I miei nonni mi raccontano che una volta il Carnevale lo festeggiavano tutti insieme scambiandosi i vestiti le donne si vestivano da maschi mentre gli uomini da femmine.

Mangiavano maccheroni fatti a casa col sugo di salsiccia nella “maidda” e facevano a gara chi trovava il nodo più lungo di salsiccia. Si facevano tanti scherzi una volta una vicina di mia nonna ha preso una buccia di cannolo e lo ha riempito di crusca e ai lati ci ha messo la crema, poi si andava casa per casa senza farsi riconoscere e si recitavano le Peddi quali:

Pi Canalivari unni mangi

Na maddia

Canalivari ca ta puntidda

 

E tu unni mangi

No piattu

Canalivari cu culu chiattu

 

Come ti chiami Maria?

Canalivari si cucca cu tia

 

U vidisti a chiddu

A cui?

A canaluvari

 

Come ti chiami?

Rita?

Canaluvari ca taddarita

 

Come ti chiami Sara?

Canaluvari ti sona a Chitara

 

Ascuta Giovanna

Canaluvari appresso a banna

 

Poi venivano fatti i Callà che erano pezzi di carta attaccati alla schiena o scritte di derisione con il gesso sulla giacca.

Orazio Castro

I miei nonni mi raccontano che una volta il Carnevale non era com’è ora, perché i vestiti, i coriandoli e i dolci erano fatti in casa dai genitori e i nonni. Il pomeriggio di Carnevale tutti si radunavano in piazza vestiti in maschera per fare alcuni scherzi e dopo giocavano insieme. Dopo aver finito di giocare si gustavano i dolci tipici come le chiacchiere, le castagnole e le frittelle di zucchero.

Lorenzo Vasta

 

Il Carnevale è la festa più amata dai bambini e mia mamma lo ricorda sempre come un momento gioia perché mio nonno vendeva i coriandoli di carta profumata che preparava lui stesso e i vestiti neri da uomo a Piazza Duomo di Giarre dove aveva un grande padiglione. Per il carnevale è bello perché mi ricorda mio nonno…

Fabrizio Messina

 

Il Carnevale è una festa che ha origini davvero molto lontane ed è sentita molto in sicilia. Viene suddiviso in tre settimane nei giovedì degli amici, giovedì dei parenti e l’ultimo il giovedì Grasso. Si chiude col martedì Grasso che viene anche detto il “re del Carnevale”. Il Carnevale è un classico per fare scherzi che però non devono essere troppo offensivi. Ma non deve mai permalosi perché c’è un proverbio che dice: “A Carnevale ogni scherzo vale!” Mia madre mi racconta che una volta ha fatto uno scherzo ma le è costato caro! Un giorno approfittando dell’assenza della professoressa mia madre ha messo un palloncino sulla sedia. Quando la “vittima” si sedette e al botto saltò in aria per il brutto spavento. Forse per la professoressa o forse per lo scherzo fatto sta che mia madre si è presa una settimana di sospensione! Certi scherzi fatti alle persone sbagliate costa caro! Questa tradizione del carnevale c’è anche in Brasile però loro lo festeggiano in un modo esagerato. Fin dai tempi del Medioevo le maschere erano già famose le più conosciute ancora oggi sono quella di Arlecchino,Pantalone, Gianduia e Brighella. Ogni maschera ha una sua storia,la sua origine e dove è nata. Queste maschere pur famose si stanno sostituendo con altre più moderne. Spero di divertirmi in questa festa e credo che farò qualche scherzo ai miei compagni,tranne alle professoresse che sia mai!!! Me lo ha insegnato la sospensione che ha preso mia madre!!!!!!  

Filippo Di Gangi

 

 

Alessia Leonardi, Valentina Fassiolo e Carla Scalisi IL

 


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