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Ai quei tempi per il Carnevale non c’erano dei premi e delle
gare, ma si usava che nel quartiere dove abitava mia nonna, una delle
“cummari” di casa che aveva una camera grande, la “ sbarazzava” di tavoli,
sedie e altro e poi bastava una chitarra, un mandolino e un tamburo e tutti
i vicini andavano li a ballare. Le coppie erano composte no come ora uomo e
donna ma donne e donne, uomini e uomini. L’uomo per poter ballare con la
donna doveva essere accompagnato o dalla moglie o da una sorella.
Poi c’era qualcuno che si vestiva con stracci vecchi: un
cappotto alla rovescia, un telo in testa, un cappello, un paio di calze
messe a guanto e scarponi e, volevano entrare in quella sala, ma prima di
mezzanotte qualcuno si doveva levare davanti il viso il velo per riconoscere
le persone se no non facevano entrare oppure alcuni venivano accompagnati
dalla sorella e dal fratello. Dopo mezzanotte, fino le cinque di mattina, si
continuava a ballare, ma quando avevano finito, ritornavano a casa e
trovavano la neve perché dove abitava mia nonna, a Castiglione, c’era molto
freddo. Più tardi negli anni che passavano incominciavano i veglioni in
piazza e si andava e divertirsi, sempre con il velo davanti il viso per non
farsi vedere perché si vergognavano. Poi piano piano vennero inventate le
maschere e i carri di Carnevale.
Alessia Leonardi
All’epoca quando mia nonna aveva 13-14 anni e quindi stiamo
parlando dell’anno 59-60, mi racconta che tutta la gente a partire dal “
giovedì grasso” fino al martedì, vigilia delle “Sacre ceneri” si riuniva
nella piazza principale; in questo caso parlo della “Piazza di San Pietro”
che si trova a Riposto. Attorno alla piazza c’erano tutte le bancarelle
stracolme di coriandoli e stelle filanti ovviamente di carta perché a quei
tempi non c’erano di certo le bombolette spray. Un’altra cosa che ricorda
mia nonna, e che ogni anno un vecchietto costruiva un cavallo di carta dove
gli lasciava un buco e in quel buco gli metteva delle bombette e dopo gli
entrava lui e quando toccava con il piede la bomba che faceva rumore, ai
bimbi sembrava che faceva gli scoreggi. A mezzanotte del martedì cioè la
fine di Carnevale bruciavano quel cavallo e tutti ballavano attorno al falò
poi si tornava a casa in silenzio perché iniziava la quaresima…
Valentina Fassiolo
Ai tempi di mia nonna il carnevale cominciava con il giovedì
grasso. Durante la mattinata per tutta la casa si sentiva il buon profumo
emanato dal sugo del falso magro che faceva da condimento ai "maccaruni"del
mezzogiorno.
A pranzo si mangiava la medesima pasta fatta con il "fusiddu",la
salsiccia arrostita ed il falso magro tagliato a fettine.
Subito dopo mangiato, la mamma di mia nonna vestiva in
maschera lei e sua sorella,nonché mia zia.
Mia nonna si vestiva da cinesina e la zia da fatina. Poi
andavano dai parenti per farsi vedere, i quali li portavano in dolceria a
comprare i cioccolatini.
Poi si andava in Piazza San Pietro a buttare i coriandoli al
suono della banda, i festeggiamenti duravano anche la domenica successiva ed
il martedì grasso a mezzanotte del martedì si bruciava il pupazzo che
impersonava carnevale con tante collane di salsiccia.
Per me il carnevale è una pioggia di colori che danno
allegria al cuore.
Nei piccoli paesi non si vedono più né coriandoli,né
maschere, peccato che oggi il carnevale si festeggia solo nei locali e nelle
grandi città sarebbe che tornasse la tradizione di una volta.
Carla Scalisi
I miei nonni mi raccontano che una volta il Carnevale lo
festeggiavano tutti insieme scambiandosi i vestiti le donne si vestivano da
maschi mentre gli uomini da femmine.
Mangiavano maccheroni fatti a casa col sugo di salsiccia
nella “maidda” e facevano a gara chi trovava il nodo più lungo di salsiccia.
Si facevano tanti scherzi una volta una vicina di mia nonna ha preso una
buccia di cannolo e lo ha riempito di crusca e ai lati ci ha messo la crema,
poi si andava casa per casa senza farsi riconoscere e si recitavano le
Peddi quali:
Pi Canalivari unni mangi
Na maddia
Canalivari ca ta puntidda
E tu unni mangi
No piattu
Canalivari cu culu chiattu
Come ti chiami Maria?
Canalivari si cucca cu tia
U vidisti a chiddu
A cui?
A canaluvari
Come ti chiami?
Rita?
Canaluvari ca taddarita
Come ti chiami Sara?
Canaluvari ti sona a Chitara
Ascuta Giovanna
Canaluvari appresso a banna
Poi venivano fatti i Callà che erano pezzi di carta
attaccati alla schiena o scritte di derisione con il gesso sulla giacca.
Orazio Castro
I miei nonni mi raccontano che una volta il Carnevale non era
com’è ora, perché i vestiti, i coriandoli e i dolci erano fatti in casa dai
genitori e i nonni. Il pomeriggio di Carnevale tutti si radunavano in piazza
vestiti in maschera per fare alcuni scherzi e dopo giocavano insieme. Dopo
aver finito di giocare si gustavano i dolci tipici come le chiacchiere, le
castagnole e le frittelle di zucchero.
Lorenzo Vasta
Il Carnevale è la festa più amata dai bambini e mia mamma lo
ricorda sempre come un momento gioia perché mio nonno vendeva i coriandoli
di carta profumata che preparava lui stesso e i vestiti neri da uomo a
Piazza Duomo di Giarre dove aveva un grande padiglione. Per il carnevale è
bello perché mi ricorda mio nonno…
Fabrizio Messina
Il
Carnevale è una festa che ha origini davvero molto lontane ed è sentita
molto in sicilia. Viene suddiviso in tre settimane nei giovedì degli amici,
giovedì dei parenti e l’ultimo il giovedì Grasso. Si chiude col martedì
Grasso che viene anche detto il “re del Carnevale”. Il Carnevale è un
classico per fare scherzi che però non devono essere troppo offensivi. Ma
non deve mai permalosi perché c’è un proverbio che dice: “A Carnevale ogni
scherzo vale!” Mia madre mi racconta che una volta ha fatto uno scherzo ma
le è costato caro! Un giorno approfittando dell’assenza della professoressa
mia madre ha messo un palloncino sulla sedia. Quando la “vittima” si sedette
e al botto saltò in aria per il brutto spavento. Forse per la professoressa
o forse per lo scherzo fatto sta che mia madre si è presa una settimana di
sospensione! Certi scherzi fatti alle persone sbagliate costa caro! Questa
tradizione del carnevale c’è anche in Brasile però loro lo festeggiano in un
modo esagerato. Fin dai tempi del Medioevo le maschere erano già famose le
più conosciute ancora oggi sono quella di Arlecchino,Pantalone, Gianduia e
Brighella. Ogni maschera ha una sua storia,la sua origine e dove è nata.
Queste maschere pur famose si stanno sostituendo con altre più moderne.
Spero di divertirmi in questa festa e credo che farò qualche scherzo ai miei
compagni,tranne alle professoresse che sia mai!!! Me lo ha insegnato la
sospensione che ha preso mia madre!!!!!!
Filippo Di Gangi
Alessia Leonardi, Valentina Fassiolo e Carla Scalisi IL
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