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La commemorazione dei
defunti, soprattutto in Sicilia, è una festa molto antica, per noi siciliani
ha un significato molto profondo, oltre quello religioso, è molto sentita
perché manifesta il legame, l’affetto profondo che lega le persone con il
defunto soprattutto con i bambini, infatti questa festa nasce per non far
dimenticare ai piccoli i familiari scomparsi.
Per
questo abbiamo ricercato le vecchie tradizioni popolari intervistando anche
i nostri nonni. Per i piccoli la notte
di Ognissanti
era magica, la
credenza vuole che i defunti della famiglia lasciavano dei regali per i
bambini se sono stati buoni e hanno pregato le loro anime. La sera
stendevano sul tavolo della sala da pranzo un tovagliolo o un lenzuolino
sopra sedie o poltrone o un foglio di giornale e vicino una letterina sulla
quale scrivevano il ricordo e l’affetto che nutrivano per i parenti
scomparsi e la gratitudine anticipata per i doni che venivano loro portati
con varie vivande per i defunti, in quanto, le anime tornando dall'aldilà
facevano un viaggio lungo e faticoso ed era necessario ristorarsi. La notte
avevano paura che venivano gli spiriti a pizzicare i piedi trasformate in
piccole formichine. Intanto, aspettando la mattina, superata la paura di
svegliarsi in mezzo alla notte e vedere un qualche fantasma aggirarsi per le
stanze o addirittura sotto il letto, i bambini, per ingraziarsi i cari
defunti, recitavano la mattina presto questa filastrocca:
“Animi santi, animi santi,
Iu sugnu unu e vuiautri
siti tanti:
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitiminni assai”
(Anime
sante, anime sante, io sono uno e voialtri siete tanti: mentre sono dentro
questo mondo di guai cose di morti(giocattoli) mettetemene assai).
Poi molto incuriositi, si recavano in sala da pranzo per
vedere i doni che avevano lasciato i defunti, però nello stesso tempo
avevano paura di vedere chi riponeva i doni nei tovaglioli e, quindi,
restavano a letto fin quando non si svegliavano i genitori. Quando ormai
erano tutti svegli, andavano in sala da pranzo per vedere le sorprese che
erano state lasciate dai parenti morti. Erano molto contenti quando vedevano
tutti i giochi che loro avevano sempre desiderato. Questa festa era l’unica
in cui i bambini ricevevano regali. I giochi che i miei nonni ricevevano
erano: camerette, salotti giocattolo per le bambole, trenini di latta,
carrozzine,
cavallucci di legno a dondolo, pistole di latta con il fodero di cartone,
bambole dai capelli ricci vestite di crinoline e nastri colorati, Pulcinella
che suona i piattelli mentre gira su sé stesso, trombette, automobiline di
lamierino, tricicli, monopattini,
un cappello, bambole di
pezza fatte a mano, calze, sciarpe, un paio di scarpe, quaderni, strofinacci
o asciugamani.
Dopo si
recavano dai loro cugini e giocavano con i giocattoli ricevuti. I dolci
tipici di questa festa erano “le ossa di morto” ( dolci tipici del catanese,
croccanti ma gustose), i fichi secchi, le cascatelle,lo zucchero filato,
dolcissimo gomitolo, i colorati frutti di martorana pasta reale (pasta di
mandorle colorate confezionate a forma di frutti), le “pupe di cena” "pupi
di zuccaro" (bambole di zucchero), forme di mostarda, , frutta secca come:
noci, noccioline, prugne e fichi secchi, pistacchi, castagne per quelli più
poveri. Tutto questo succedeva se i bambini si erano comportati bene,
altrimenti ricevevano carbone e cipolle. Poi andavano al cimitero a
ringraziare i defunti dei doni ricevuti e pregavano. In passato questa
ricorrenza era molto sentita oggi lo è di meno ma è necessario rivalutare
quest' antica usanza nata dalla fantasia popolare che nasce per esorcizzare
la paura dell'ignoto e della morte. I nostri compagni di origine straniera
ci hanno anche loro raccontato le loro tradizioni riguardo le loro usanze
legate ai defunti ci hanno detto che in Romania e in Marocco non si
festeggiano in un giorno particolare i defunti ma spesso si va al cimitero a
pregare e abbellire la tomba con fiori freschi.
Classe I L
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