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Alcune pagine del libro sono state lette e interpretate dall’attore
Melo Ingegnosi. La presentazione, che ha visto gremita la sala, ha
segnato anche la presenza dei sindaci dei comuni di Riposto, Carmelo
Spitaleri e di Giarre Teresa Sodano. Incuriosito dalla
grande attenzione che è stata attribuita all’autrice e ai temi che
caratterizzano la storia, ho chiesto un’intervista a Lucia Brischetto.
- Quali sono state le
motivazioni che ti hanno indotto a scrivere questa storia?
“Generalmente
si parla in termini negativi delle Istituzioni penitenziarie, mi è
sembrato opportuno evidenziare che l’Istituzione Penitenziaria,
paradossalmente, può essere rieducativa e, nel caso di questa detenuta,
è stato un carcere rieducativo. Io, infatti, faccio parlare questa
donna che in carcere ha fatto un percorso di riabilitazione”.
-
Fare la scrittrice è stato un tuo sogno nel cassetto, o
l’importanza della storia ti ha spinto a scrivere?”
“Tutte e due le cose, sono giornalista iscritta
all’albo da circa otto anni, ho scritto per la Sicilia e vari giornali,
anche locali, poi anche per la necessità di portare avanti un progetto
educativo per le persone che non hanno la libertà e soffrono per
l’assenza dello spazio, l’assenza della vita, in carcere “vita non è”.
Quindi, bisogna che la gente sappia che può dare un aiuto”.
- Nel raccontare
questa vicenda, quali sensazioni hai provato descrivendo il
personaggio?.
“Nel
ricordare le donne che avevano consumato dei reati orrendi, come
l’omicidio, ho riprovato le sensazioni provocate anche da una sola
frase”.
-Ti aspetti che il sistema giudiziario possa cambiare
nel giudicare un soggetto che sia autore–vittima di un reato?
“Il
sistema giudiziario e anche quello penitenziario devono cambiare,
debbono andare di pari passo; già noi in Italia abbiamo una grande
civiltà giuridica perché rispetto all’Europa, ci siamo adeguati e
possiamo vantare l’adesione alla dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo e l’Ordinamento Penitenziario legge 354/1975 che ha istituito
le misure alternative alla detenzione che ci onora e certo va
migliorata”.
- Cosa cambieresti?
“Punterei
alla rieducazione sia fuori che dentro l’Istituto.
Credo molto nella prevenzione, pertanto, modificherei alcune
leggi regionali e comunali, ma soprattutto sensibilizzerei i volontari
affinché siano più vicini alle persone in difficoltà, al fine di
evitare che queste cose accadano”.
-Visto il successo,
che ha il tuo libro, ti piacerebbe che venisse adattato per una fiction
o per uno spettacolo teatrale?
“Più
che a me piacerebbe alla protagonista, io preferisco uno spettacolo
teatrale perché c’è un contatto diretto e una interrelazione costante
fra il pubblico e gli attori, con i quali si può lavorare insieme,
sempre per un progetto educativo. Attendiamo una risposta dal dott.
De Pasquale; ho avuto un incontro con l’Ufficio stampa della
Fiorello, speriamo di poter fare una riduzione teatrale”.
-Non
pensi che una fiction trasmessa da una rete televisiva nazionale possa
coinvolgere e portare il messaggio educativo ad un numero più elevato di
persone, mentre la rappresentazione teatrale, anche se coinvolge
direttamente il pubblico presente, arriva a un numero inferiore di
utenti.?
“Mi
piacerebbe l’una e l’altra”.
-
Nella lettera all’autore, Teresa Scaravilli, afferma che se si riesce a
dare “senso e dignità anche ad una sola persona… sarà valsa la pena
vivere e svolgere il mestiere che abbiamo scelto”. È quindi un po’
merito tuo la ritrovata identità, l’essere donna di Sciura?
“Ne
è valsa la pena, anche se ne avessimo recuperato soltanto una”.
-
Grazie ed un’ultima domanda. Verresti nella nostra scuola a parlare del
tuo libro?
“Si,
con molto piacere, vi ho pensato persino quando mi sono trovata a Roma
alla fiera del libro, notando numerose scuole del luogo e lì mi siete
mancati. Ringrazio calorosamente la prof.ssa Mannino e il dirigente
scolastico Carmelo Torrisi”.
Riflessioni
“Sciura”,
storia di una donna, di Lucia Brischetto, apre una finestra sulla realtà
di quanti ogni giorno subiscono violenze e sopraffazioni. La storia
presenta temi che toccano le corde profonde del cuore quali violenza
sulle donne, amicizia, ideali, emarginazione, indifferenza, ignoranza,
ingiustizia, solidarietà; è un messaggio sulla responsabilità e delle
singole persone e delle Istituzioni sui problemi pedagogici di questa
nostra società difficile. Per questo è necessario portarci fuori dai
nostri schemi, aprirci agli altri.
L’autrice dà voce a una vita ritrovata e restituisce dignità alla
protagonista. Dire, confessare certe esperienze, rivivendole minuto per
minuto con estrema aderenza alle circostanze, fa del bene a chi legge,
obbliga a meditare, a voler capire di più la profondità dell’anima
umana. Attraverso questa storia, in particolare noi giovani, abbiamo la
possibilità di capire che libertà, famiglia, diritto allo studio,
infanzia non sono valori “scontati” e che per la loro tutela tutti
devono lottare.
La
Brischetto sottolinea che le Istituzioni penitenziarie possono essere
nel contempo rieducative e riabilitative, che il sistema giudiziario e
penitenziario devono camminare di pari passo e che l’Italia ha grande
civiltà giuridica e vanta l’adesione alla Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo e l’Ordinamento Penitenziario legge 26/07/1975 nr.
354, che ha istituito misure alternative alla detenzione.
Alla
fine il viaggio che ha intrapreso Sciura volgerà a chiudere il cerchio
della sua vita…; ma non voglio qui svelarvi la conclusione! In poche
parole: sentimento, cambiamento, indignazione, umiliazione,
rieducazione, amicizia= SCIURA!!!!!
Mario
Martello III B
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