Poeta della Patria
Giuseppe Macherione nacque a Giarre il 22 Marzo 1840 da Gaetano Macherione, uomo
"non estraneo alle lettere" e da Teresa Sciacca, donna di altissime virtù
familiari.
Il padre lo avvò gli studi e dai 5 ai 14 anni frequentò a Giarre la scuola
dell'Oratorio dei Filippini, l'unica nella quale avrebbe potuto imparare a leggere, a
scrivere, un pò di aritmetica e a tradurre il latino.
A 13 anni traduceva Virgilio e Cicerone e scrisse una poesia in latino dedicata al suo
maestro. Proseguì lo studio del latino, imparò il francese che riuscì a parlare e a
scrivere con tanta facilità e allargò le sue conoscenze letterarie con lo studio della
lingua degli scrittori inglesi
Quindicenne, perse l'amatissimo fratello antonio annegato nel mare di Catania in una
notte di Luglio, facendo un bagno. Nelle sue memorie descrive la disperazione propria e
della madre.
Un affetto importantissimo nella vita del poeta fu quello della madre: "Era mia
madre tal donna sulla quale tutta Giarre rivolgeva gli occhi con sentimento di religiosa
ammirazione: il suo costume mitissimo e modesto, la religione schiettamente professata e
la sua pietà, la pietà per la quale nessun povero batteva alla porta della mia casa
senza ricevere aiuto e conforto, per le sue precarie la rendevano venerabile a quanti la
conobbero e a Giarre le fecero meritare il nome di santa" Ereditò da lei la fede a
quei principi di rettitudine che gli furono da guida nell'esistenza e quegl'ideali civili
e patriottici che cercò di attuare con tutte le forze dell'animo e dell'ingegno.
La morte della madre, dopo una lenta agonia di alcuni mesi, sembrò annientare tutte le
forze del suo ingegno. Dal dolore, meditando gli insegnamenti materni, si rialzò con più
forti propositi di scrittore e di cittadino.
Siamo nel 1859 l'anno della liberazione della Lombardia e della preparazione
dell'impresa di Garibaldi, ma il Macherione ha le forze fisiche prostrate dalle sventure
domestiche e dal lungo assiduo studio di tutta l'infanzia e l'adolescenza e non può, come
aveva sognato, combattere per la sua patria. Quando Giuseppe Garibaldi liberò l'isola
dalla tirannide borbonica, il giovane poeta scrisse due poesie una a Giuseppe Garibaldi,
l'altra a Vittorio Emanuele.
Quando nel 1861 i rappresentanti della nuova Italia si radunarono per la prima volta a
Torino, Macherione, presagendo prossima la sua fine, sebbene sconsigliato dal vecchio
padre, dal fratello e dagli amici, che temevano per la salute, volle prima di chiudere gli
occhi, vedere quelle terre che aveva vagheggiato e da Palermo accompagnò a Torino i
deputati siciliani suoi amici.
A Torino, scrivendo e lottando fino agli ultimi giorni di vita, morì il 22 maggio
1861, assistito amorosamente dal fratello e da numerosi amici. In questa città, una
lapide, apposta il 22 giugno 1930 nella casa abitata dal poeta, lo ricorda.
Un'altra lapide fu scoperta in suo onore nel lontano 1902, presso la casa natale del
poeta in piazza Duomo a Giarre.
La celebrazione del primo centenario dell'unità d'Italia vide il ritorno delle spoglie
del poeta nella sua città natale. il preside Francesco Sciacca intitolava al giovane
poeta la scuola la scuola che prima, insieme al ginnasio, era stata intitolata a M. Amari.
Dall'antico edificio in cui era sorta, attiguo all'Agostiniana Chiesa del Convento, la
scuola "G. Macherione" si trasferiva, nel 1966, nel viale Don Minzoni.
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